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Una caratteristica del trauma (dal latino trafittura, ferita) è che le lascia delle tracce sul sé, e sono quelle che vanno estirpate.  Le tracce riguardano la cognizione di sè: “l’io sono non amabile, non ho il controllo, merito di morire, non ho il controllo, sono vergognoso/a, non sono amabile" ecc. 

La tecnica EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso Movimenti Oculari) rappresenta una delle tecniche maggiormente raccomandate per trattare il trauma, stante la sua comprovata efficacia. Alcuni studi sperimentali hanno mostrato che l’EMDR produce una rapida (minor numero di sessioni di trattamento effettuate) e maggiore riduzione dei sintomi in particolar modo nei casi di sopravvissuti a un singolo evento traumatico. Inoltre, l’EMDR ha il vantaggio di poter essere inserita facilmente in qualsiasi protocollo di trattamento.
Van der Kolk (2002) sostiene che l’EMDR:
a) “allenta e scioglie” i processi associativi, consentendo un rapido accesso a memorie e immagini dolorose del passato, consentendo alla persona di associare il dolore attuale agli eventi traumatici del passato;
b) esercita la sua azione terapeutica senza che il soggetto debba articolare verbalmente la causa della sua sofferenza;
c) attenua il dolore associato all’esperienza passata e aumenta i sentimenti di conforto emersi dal supporto altrui.


Il protocollo d’intervento prevede, durante la focalizzazione di alcuni elementi del ricordo traumatico, una “stimolazione bilaterale” sensoriale (oculare, tattile e uditiva). L’EMDR attiva il sistema cerebrale deputato al processamento dell’informazione relativa all’intensa esperienza traumatica che il cervello, fino a quel momento, non è stata in grado di processare e neutralizzare. Pensieri, emozioni e sensazioni vengono resi consapevoli, in modo che possano essere integrati con le restanti informazioni a disposizione del cervello. La stimolazione bilaterale permette di focalizzarsi sulle memorie traumatiche e “rivivere” (catarsi) l’esperienza traumatica senza senso di sopraffazione.Questa metodologia utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra, per ristabilire l’equilibrio eccitatorio/inibitorio, provocando così una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali. Si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione.   L’EMDR vede la patologia come informazione immagazzinata in modo non funzionale e si basa sull’ipotesi che c’è una componente fisiologica in ogni disturbo o disagio psicologico.  Quando avviene un evento ”traumatico” viene disturbato l’equilibrio eccitatorio/inibitorio  necessario per l’elaborazione dell’informazione.  Si può affermare che questo provochi il ”congelamento” dell’informazione nella sua forma ansiogena originale, nello stesso modo in cui è stato vissuto. Questa informazione ”congelata” e racchiusa nelle reti neurali non può essere elaborata e quindi continua a provocare patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi  psicologici. 

I movimenti oculari saccadici e ritmici usati con l’immagine traumatica, con le convinzioni negative ad essa legate e con il disagio emotivo facilitano la rielaborazione dell’informazione fino alla risoluzione dei condizionamenti emotivi. Nella risoluzione adattiva l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. L’EMDR è usato fondamentalmente per accedere, neutralizzare e portare a una risoluzione adattiva i ricordi di esperienze traumatiche che stanno alla base di disturbi psicologici attuali del paziente. Queste esperienze traumatiche possono consistere in:

I pazienti spesso non sono in grado di distinguere la differenza tra interno ed esterno. Lo scopo dell’EMDR, quindi, è prestare attenzione alle sensazioni minacciose che sperimentano, per poi collocarle nel posto a cui appartengono, nel tempo e nello spazio appropriati. Queste sensazioni, inoltre, devono essere ri-organizzate in armonia con la realtà attuale. L’EMDR “attiva e ripara” questi processi regolatori danneggiati.
A seguito del protocollo EMDR è stata riscontrata una riduzione dei livelli di arousal (p.e., riduzione della componente P3a; Lamprecht et al., 2004) e delle risposte fisiologiche allo stress (p.e., riduzione della frequenza cardiaca; Sack et al., 2007). Uno studio abbastanza recente (Farina et al., 2014) ha valutato l’efficacia dell’EMDR nel miglioramento della capacità di integrazione delle memorie traumatiche mediante la valutazione di misure di coerenza, potenza spettrale e variabili autonomiche prima e dopo sessioni di EMDR in cui venivano richiamate delle memorie traumatiche. L’EMDR consente, dunque, l’integrazione degli aspetti delle memorie traumatiche che risultano ancora dissociati e, conseguentemente, determina una diminuzione dei sintomi di iper-arousal.Paradigma dell’elaborazione adattiva dell’informazione messo a punto da Francine Shapiro che parte dal presupposto che le esperienze disturbanti e traumatiche dl passato  avviano un modello permanente di emozioni, cognizioni e comportamenti che ne conseguono. L’informazione immagazzinata in modo disfunzionale può essere reintegrata attraverso un sistema di elaborazione attraverso L’EMDR (Eye Movement Desensetization Reprocessing), tecnica in differenti fasi di rielaborazione tramite i rapidi movimenti oculari.

EMDR:uno strumento di dialogo fra le psicoterapie, a cura di marina Balbo, Mc Graw & Hill

Farina, B., Imperatori, C., Quintiliani, M.I., Castelli Gattinara, P., Onofri, A., Lepore, M., Brunetti, R., Losurdo, A., Testani, E. & Della Marca, G. (2014). Neurophysiological correlates of eye movement desensitization and reprocessing sessions: preliminary evidence for traumatic memories integration. Clinical Physiology and Functional Imaging. doi: 10.1111/cpf.12184

Lamprecht, F., Köhnke, C., Lempa, W., Sack, M., Matzke, M. & Münte, T.F. (2004). Event-related potentials and EMDR treatment of post-traumatic stress disorder. Neuroscience Research, 49(2): 267-272.

Lee, C.W. & Cuijpers, P. (2015) What does the data say about the importance of eye movement in EMDR? Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry, 45(1): 226-228.

McGuire, T.M., Lee, C.W. & Drummond, P.D. (2014). Potential of eye movement desensitization and reprocessing therapy in the treatment of post-traumatic stress disorder. Psychology Research and Behavior Management, 7: 273-283.

Rothbaum, B.O., Astin, M.C. & Marsteller, F. (2005). Prolonged Exposure versus Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) for PTSD rape victims. Journal of Traumatic Stress, 18(6): 607-616.

Sack, M., Lempa, W. & Lamprecht, F. (2007). Assessment of Psychophysiological Stress Reactions During a Traumatic Reminder in Patients Treated With EMDR. Journal of EMDR Practice and Research, 1(1): 15-23.

Seidler, G.H. & Wagner, F.E. (2006). Comparing the efficacy of EMDR and trauma-focused cognitive-behavioral therapy in the treatment of PTSD: a meta-analytic study. Psychological Medicine, 11: 1515-1522.

Shapiro, F. (2012). EMDR therapy: An overview of current and future research. Revue européenne de psychologie appliquée, 62: 193-195.

Siegel, D. (1999). The developing mind. New York: The Guilford Press.

van der Kolk, B.A. Beyond the talking cure: Somatic experience, subcortical imprints and the treatment of trauma. In: Shapiro, Francine (Ed), (2002). EMDR as an integrative psychotherapy approach: Experts of diverse orientations explore the paradigm prism. Washington, DC, US: American Psychological Association.

http://www.emdritalia.it/ita/html/emdr.html