Gestalt, in tedesco significa forma dotata di senso: vuol dire esattamente l’insieme, il quale è più della somma delle parti (P.Quattrini, 2007).La Psicologia della Gestalt concepisce lo sviluppo umano, la crescita, la formazione del sé all’interno della relazione con l’ambiente.
Per questo motivo viene data notevole rilevanza alla “qualità del contatto”, attraverso il quale l’individuo può trovare e assimilare ciò che è necessario per la sua sopravvivenza e lo sviluppo, e rifiutare quelle esperienze che non possono essere assimilate e utilizzate (Perls, 1947/1969).
Se durante la crescita aspetti o qualità del sé diventano problematici, in relazione a un particolare ambiente fisico o sociale, allora il bambino per affrontare il conflitto tra il bisogno di essere accettato (in tenera età un rifiuto può assumere il valore di una minaccia legata alla sopravvivenza) e la difesa delle qualità del sé, alienerà quegli aspetti del sé inaccettabili per l’ambiente. Le qualità del sé rinnegate, così come le sensazioni, i bisogni, le espressioni, i movimenti e le immagini ad esse associate, vengono tenuti lontani dalla consapevolezza in uno spazio conflittuale, dove continuano ad esistere e ad essere in azione. La repressione emotiva dei sentimenti potrà essere tradotta in un irrigidimento dei muscoli del collo, della mascella, al quale si accompagnerà una lettura cognitiva dell’evento sotto forma di pensieri su se stesso, sugli altri e sulla vita: “non mi vogliono abbastanza bene da permettermi di...”, o “io non sono come gli altri bambini”,ecc.(A.Ferrara,1988). 
Se tali esperienze frustranti, come ad esempio un atteggiamento critico e scoraggiante agito costantemente e regolarmente da altri, si ripetono, l’intero processo può cronicizzarsi portando alla formazione di quello che E. Berne chiama il “copione” di vita (E. Berne,1979), e che quello che era un processo di adattamento temporaneo ad una situazione difficile, a lungo andare si sia trasformato in un atteggiamento automatico caratterizzato da un cronico ritirarsi in se stesso. In questo modo la capacità di “venire fuori nel mondo” (il proprio atteggiamento verso l’ambiente) può venire circoscritta dalla struttura fisica, che consente alla persona solo alcuni comportamenti, mentre limita e rende meno fluida la produzione di altri.
La Gestalt propone un percorso esperienziale di graduale appropriazione (re-owning) ed eventuale integrazione delle parti scisse. L'importanza delle emozioni viene sottolineata da Perls: le emozioni sono il linguaggio stesso dell'organismo; modificano l'eccitazione basilare a seconda della situazione da affrontare. L'eccitazione viene trasformata in emozioni specifiche, e le emozioni vengono trasformate in azioni sensoriali e motorie. Le emozioni producono le cariche energetiche e mobilitano i modi e mezzi per soddisfare i bisogni" (Perls, 1973, p.33). Se un certo tipo di eccitazione non può trasformarsi nell'attività corrispondente ma subisce una stagnazione, allora abbiamo lo stato chiamato angoscia, che è dato da una eccessiva quantità di eccitazione che resta trattenuta, imbottigliata. (Perls, 1969, p. 73). La conseguenza più preoccupante è che ci allontaniamo da noi stessi, perdendo fiducia nei nostri sentimenti e quindi nei nostri bisogni, sostituiamo all'autoregolazione l'autocontrollo e, come sappiamo, è tutto l'organismo ad essere danneggiato. Anche se oggi ci comportiamo in un certo modo a causa di eventi passati, le difficoltà attuali sono connesse all’agire oggi. Le questioni insolute del passato gli ostruiscono la strada del presente e, mediante la terapia, ci viene data la possibilità di far riemergere tali confitti e di esplorare modalità diverse per affrontarli. In tale processo si tratta di mettere in opera una serie di operazioni che favoriscano il ripristino di un flusso vitale evolutivo nel paziente (Zerbetto, 1986).
Se la terapia è sblocco, sviluppo, crescita, rottura del meccanismo paralizzante, ricerca di uno spiraglio per la vita che ci liberi dal vicolo cieco, dallo scacco matto, allora ogni possibilità va cercata ed affinata. Sotto questo profilo l’interpretazione acquista minor valore (quando non si presenta come atto di intrusione, di deresponsablizzante esercizio di potere conoscitivo sull’altro) rispetto ad un diverso approccio del terapeuta che privilegia lo stare con (mit-sein) il vissuto del paziente, un operare sulla gestalt emergente in modo maieutico che privilegia il porre domande anziché il dare risposte, un agire sul sintomo perché si renda più leggibile nelle sue origini, nella sua strutturazione, nei suoi meccanismi di rinforzo.
Noi siamo una totalità, funzioniamo come una totalità. Purtroppo tendiamo a scindere e a reificare: …se diciamo sento una tensione non ne siamo responsabili, ma se dico “mi sto tendendo” mi prendo responsabilità di ciò che sento/faccio. Questa è la differenza tra reificazione (trasformazione di un processo in una cosa) e processo. Se usiamo il nostro corpo anziché essere il nostro corpo, se impieghiamo le nostre energie nell’intelletto, nella spiegazione, ci sentiamo come se fossimo nessuno perché non abbiamo più un corpo. Ecco che molti quando escono dalla routine del lavoro quotidiano, se si trovano ad affrontare il vuoto e il nulla, cadono vittime della nevrosi della domenica. Quello che si realizza se non stiamo nel presente è che non stiamo veramente al centro di noi stessi e  con i sensi aperti, luogo in cui una soluzione si trova sempre.
"La psicoterapia della Gestalt fondamentalmente è una psicoterapia. Non ha una psicologia sviluppata, non deriva da presupposti riguardo all'eziologia, cioè lo sviluppo dell'individuo come acquisto di un comportamento nevrotico. Parte, invece, da una filosofia, poi applica delle tecniche per eseguire questa filosofia. Cerco di essere più chiaro. Sotto ogni impostazione psicoterapeutica ci sono valori e principi filosofici. Il vecchio Freud fondamentalmente pensava nei termini della scienza dell'Ottocento, della scienza del tardo Ottocento - dello Scientismo e del Positivismo deterministico. Era una visione biologicamente darwiniana, peraltro più chiusa al movimento e al soggetto, alla soggettività (tutto molto modificato nella rivoluzione post-einsteiniana). La Gestalt parte, diciamo, da una visione molto più esistenziale; parte dalla considerazione che siamo qui ed ora, che il passato esiste unicamente come traccia, rudere, registro archivio, ricordo, che non c'è. Esiste oggi solo quello che è presente, che il futuro non c'è, esiste soltanto come anticipazione, paura, speranza, pianificazione, progettazione. Fondamentalmente, dunque, non possiamo continuamente attribuire, per esempio, i nostri guai al passato e porre le nostre speranze, la nostra positività nel futuro. La Gestalt cerca di sensibilizzare l'individuo al suo essere qui ed ora, cerca di aiutarlo a stare qui ed ora e ad assumersi la responsabilità della sua esistenza, perché è inutile dire: "Sono così, faccio così, perché quando avevo tre anni mi è successo questo". Se guardi adesso, non hai più tre anni, è solo un ricordo. Se tu ti rendi conto che stai qui, adesso, e che non sei ancora là, dentro quella situazione, cambia tutta la prospettiva." B. Simmons (1997)

 Peculiarità dell’approccio gestaltico

  •  L’individuo e l’ambiente rappresentano un unico ecosistema interagente, che si autoregola e cresce in funzione di ogni elemento che ne fa parte; il disagio psicologico assume perciò un significato di adattamento creativo in risposta all’ambiente in cui si è sviluppato nel passato, ma che può non aver più la stessa utilità nella situazione presente.
  • L’approccio gestaltico considera importante l’intera esperienza di vita di una persona: fisica, psicologica, intellettuale, emotiva, relazionale e spirituale.
  • La terapia della Gestalt si occupa soprattutto di osservare e verificare la consapevolezza del processo dei pensieri, sentimenti e azioni di un individuo, prestando maggiore attenzione al “cosa” e al “come”, piuttosto che al “perché” di un'azione o di un comportamento. La consapevolezza del come qualcosa avviene, infatti, conduce più facilmente alla possibilità di compiere un cambiamento genuino e responsabile.
  • La relazione terapeutica rappresenta il laboratorio di ricerca ideale in cui un cliente può scoprire, osservare e integrare alcuni aspetti della sua personalità, sulla base dell’esperienza diretta con il terapeuta per il quale è più importante l’esperienza di un comportamento che l’interpretazione di questo.

 Storia: 

La psicologia della Gestalt è stata fondata agli inizi del XX secolo da M.Wertheimer, K.Koffka e W.Kohler (1887, Estonia) in contrapposizione alle teorie contemporanee

  • dell'associazionismo: dottrina filosofica e poi psicologica che spiega i processi conoscitivi attraverso l'associazione di percezioni elementari che si combinerebbero in virtù di norme e leggi costanti
  • del comportamentismo: indirizzo della psicologia statunitense, introdotto alla fine del XIX secolo, secondo il quale l'unica psicologia scientifica è quella basata sullo studio del comportamento osservabile di un organismo, prescindendo da ogni riferimento ai fattori fisiologici interni, cognitivi e mentalistici che lo hanno determinato
  • La Gestaltpsychologie, la Psicologia della Forma, invece afferma che: la percezione di un oggetto o di un evento rappresenta più della semplice somma dei singoli elementi componenti. Tale “andare oltre i singoli elementi” viene identificato nella Forma che assumono le realtà a livello soggettivo. Le qualità della forma sorgono e dipendono dalla partecipazione dei singoli elementi al tutto; esse sono colte immediatamente e non sono riducibili agli elementi costitutivi. A partire, quindi, dagli studi sul movimento apparente (il fenomeno phi di Wertheimer), la complessa totalità strutturale della situazione stimolante assume un ruolo di primo piano.Gestalt infatti vuol dire forma ma anche connotazione, attributo di forma (come regolare, simmetrico, ruvido, opaco ecc) quindi si riferisce sia all’oggetto che all’organizzazione. Potremmo perciò includere i processi di apprendimento, del ricordo, dell’atteggiamento emotivo, del pensare, dell’agire ecc. Ecco perché, per psicologo della Gestalt, il significato di pura e semplice forma non è più al centro dell’attenzione! Questo non significa che questi problemi di più ampia portata possano essere risolti con la semplice applicazione dei principi generali.

 "L’Io, la fame e l’aggressività" è l’opera che segna il passaggio dalla psicoanalisi freudiana alla psicoterapia della GestaltL’io, la fame e l’aggressività diventano elementi fondamentali per la nuova prospettiva: l’Io non è più sostanza ma è una funzione dell’organismo che permette la crescita attraverso continui processi di identificazione ed alienazione di elementi esterni ed interni. Tali processi stabiliscono la qualità della comunicazione fra mondo interno e mondo esterno e consentono all’individuo di assimilare le novità per evolvere. L’organismo si sforza di mantenere un equilibrio che è disturbato dai suoi bisogni ed è  ristabilito attraverso l’appagamento o la loro eliminazione.

La psicoanalisi sottolinea:

  • l’importanza dell’Inconscio e dell’istinto sessuale;
  • l’importanza del passato e della causalità;
  • l’importanza delle associazioni, del transfert e delle repressioni.

La psicologia della Gestalt proposta da Perls invece rivaluta:

  • le funzioni dell’Io e dell’istinto della fame;
  • l’importanza del presente e della progettualità;
  • l’importanza delle reazioni spontanee  e della retroflessione.

Nella revisione della psicoanalisi Perls intende:

  • sostituire il concetto psicologico con il concetto organismico;
  • sostituire la psicologia dell’associazione con la psicologia della Gestalt;
  • applicare il pensiero differenziale.

Le critiche alla psicoanalisi classica

Nel delineare le sue critiche alla psicoanalisi classica, l’Autore si sofferma sulla concezione di libido e sull’approccio alla cura del sintomo.
La libido freudiana è vista contemporaneamente come causa e fattore di piacere e il termine “libido” è applicato con riferimento sia all’energia sessuale che alla soddisfazione del piacere ed alla gratificazione.
Le critiche rivolte a Freud riguardano anche la tecnica delle associazioni libere che, secondo Perls, de-centra l’attenzione dal sintomo a ciò che emerge dalle libere associazioni di paziente ed analista.
L’evitamento del rapporto faccia a faccia tra paziente ed analista ed ogni tipo di contatto fisico tra le due figure contribuisce a trasformare il colloquio psicoanalitico in un rituale ossessivo e rigido.
L’attenzione di Freud sul passato e sul rimosso portano ad interpretare tutto ciò che accade durante l’analisi come mediato dal transfert e dal passato represso dal paziente; tali impostazioni tendono ad un sempre maggiore evitamento del contatto con il paziente.
Secondo Perls, difatti il discredito assegnato al presente, al qui ed ora, ha reso necessaria l’introduzione del transfert: se non si lascia spazio all’atteggiamento spontaneo e creativo del paziente in sintonia con il proprio sentire, o si cercano spiegazioni nel passato (ipotesi del trasferimento di ogni comportamento dai tempi remoti al setting analitico)  oppure, secondo il pensiero teleologico espresso da Adler, si cercano i fini del comportamento del paziente.
Bisognerebbe lasciar rivivere la situazione passata permettendo al paziente di immaginarsi realmente sul posto per descrivere in dettaglio cio che vede o fa.
Il presente si configura come punto-zero, mutevole nei suoi opposti di passato e futuro e la realtà assume un nuovo aspetto dettato dal senso di attualità.

 

Bibliografia

  • L’Io, la Fame, l’Aggressività, F.Perls. Franco Angeli Editore 1995
  • La terapia Gestaltica Parola per parola, Frtiz Perls, Edizioni Astrolabio, 1988
  • Le metafore nel colloquio clinico, l’uso delle immagini mentali del cliente, R.R.Kopp, Erikson Edizioni 1998
  • Le storie che curano, Freud, Jung, Adler, di J.Hilmann, Raffaello Cortina Editore, 1984
  • Ogni vita merita un romanzo, quando raccontarsi è terapia, E.Polster.  Astrolabio 1988
  • Fenomenologia dell’esperienza, Paolo Quattrini, Zephiro Edizioni 2007
  • Appunti e memorie di lezione IGF I, II, III, IV anno