Per questo articolo i riferimenti e i ringraziamenti vanno:

allo stimato collega ed amico dottor Giandomenico Bagatin ed al suo lavoro, concretizzato anche con il libro "Il Cuore Bambino", per aver portato in Italia la Gestalt Play Therapy;

al dottor Paolo Baiocchi per la sua continua ricerca rispetto ai tre cervelli e allo sviluppo continuo di nuove tecniche;

a Giovanni Paolo Quattrini per le sue lezioni e per essere un maestro straordinario. 


                                                                                                                              

All’inizio siamo egocentrici, abbiamo pensiero magico, crediamo che la morte non esista e che le conseguenze degli eventi siano prevedibili e dipendano da noi. Vorrei aver avuto il coraggio di viver e la mia vita-  vorrei non aver lavorato tanto- vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti- Avrei voluto rimanere in contatto con i miei amici- Avrei voluto essere più felice...alcune frasi più ricorrenti nelle persone rispetto alla propria vita ed ai rimpianti e rimorsi. 

Non è possibile, non è giusto, non ci credo, sono frasi tipiche del bambino. 
Nell'adulto c'è un conflitto testa/ cuore cioè tra adulto e bambino che tiranneggia e non vuole rinunciare e un adulto intransigente e rigido.

Ci sono vari tipi di cinema:

- del passato(da quanto tempo..)

- del futuro (farò..)

- della fantasia(papà mi ama, divento un gande medico ecc,)

- della lamentela (nemici che si mettono fra voi e la vostra felicità)

- della spiegazione (Discovery Channel! Cause ed effetti)

delle ipotesi (se solo…)

Se la terapia è una relazione che nasce con il maternage e con il sostegno e poi si trasforma in autosostegno, bisogna aiutare le persone a diventare capaci di consolarsi e rassicurarsi da sole. Per impararlo ci vuole un grande sacrificio narcisistico.

Quando un paziente ha bisogno e mi chiede aiuto, io chiedo perché lo sta chiedendo a me, come posso aiutarlo, di provare a immaginare come può aiutarlo, cosa può fare per lui o per lei. Una persona esce dalla seduta con quello che ha dato non con quello che ha preso. E dando interesse a quello che dice scopre l’interesse che è in lui. Il terapeuta usa l’interesse del paziente per se stesso per farlo interessare a sé fino a che prende interesse per sé. L’obiettivo del paziente è l’amore per se stessi. Alla fine può rimanere un rapporto personale. Ma il terapeuta è il ponte fra il paziente e se stesso. (cit. Paolo Quattrini)


Le aspettative sono idee, fantasie che ci facciamo sull’altro. Ogni volta che ci creiamo delle aspettative, ci mettiamo in lista di attesa per la delusione. La delusione è qualcosa che facciamo noi in base alle nostre aspettative. Pensiamo ai bambini che devono soddisfare le aspettative dei genitori e viceversa.Partiamo dal presupposto che quella parte del cervello che chiamiamo “mammifero”, o sistema limbico, o cuore ha un problema. Perché il “ti amo perché ho bisogno di te” è un’affermazione solo del bambino interno che avete e che spostate sul mondo, sugli altri, quando l’unico luogo dove questo accade è tra genitore e figlio, mentre nell’età adulta con gli altri adulti dovrebbe essere “ti amo ma non ho bisogno di te”. L’altro dovremmo cercarlo per bisogno d’amore non per necessità. Cercarlo non perché sia necessario il suo amore, a differenza di quello dei genitori. Il problema è che cerchiamo l’altro perché speriamo che colmi tutte o molte delle nostre necessità passate, presenti e future. E se la nostra vita non sia determinata tanto dalla nostra infanzia ma dal modo in cui abbiamo imparato a immaginarla?


Alla base del nostro colorare il mondo c’è il bisogno di essere riconosciuti come soggetti amabili. Chi non lo sperimenta ha difficoltà a muoversi nel mondo. L’amore per i genitori nasce dal fatto che ci garantiscono l’esistenza e l’amore dei genitori viene valutato dal fatto che i genitori tengano quel comportamento che lui/lei si è immaginato. Il bimbo non può pensare che i genitori sbagliano, non lo può pensare, può solo sentirsi non amabile. Siccome vive in un mondo imperfetto ha la percezione che le imperfezioni che il mondo gli mostra derivano dal fatto che lui è imperfetto. E così si sforza di adattarsi al mondo per sforzarsi di essere come i genitori credono che lui sia. Deve disimparare che l’affetto non c’entra. Le persone si comportano così per il loro carattere ma la gente così com’è non può piacere a tutti. Ciò che abbiamo sviluppato nel tempo può essere solo funzionale nel qui ed ora. Perché mentre il bambino ha la necessità di star lì, l’adulto se vuole è autonomo e può scegliere se vuole o non vuole e può soddisfare i suoi bisogni da solo e incontrare l’altro per piacere Differenza fra necessità e amore.

Come mi hanno aiutato a vivere? Come me lo hanno impedito?
A volte i vostri genitori vi chiedono di restare ancora bambini, a volte vi avranno chiesto di essere precocemente adulti. In entrambe i casi voi avete accolto questa richiesta o vi siete opposti, esattamente come i bambini, avete raccolto una sfida.
L’influenza dei genitori ha avuto il suo tempo per essere esercitata dalla nascita alla pubertà…
Ci sono i patriarcati dove la donna è sottomessa e i matriarcati dove gli uomini sono senza forza, o famiglie molto conflittuali ed allora ci identifichiamo in ruoli e giochi di potere.
Siamo qui per guarire quella mamma e quel papà introiettati e farvi diventare genitori di voi stessi e di conseguenza anche dei vostri figli, di quelli che avete o avrete.

In riferimento alla teoria di MacLean e i tre cervelli (vedere sezione sito "due emisferi e tre cervelli") Il RETTILIANO: tronco dell’encefalo, cobra, predatore, rapido, funziona con eros, aggressivo, autoriferito, amore erotico edonista. corpo, respiro, sensazioni, contrazioni, fisicità dell’esperienza, il cuore che batte, caldo/freddo, fuga/attacco/congelamento, sessualità. L'EMOZIONALE: bimbo, cucciolo, mammifero, affettiva, materna, amore compassionevole, agape, eteroriferita libico-ipotalamico: che emozione sperimento quando presto attenzione a questa immagine o questo oggetto (tristezza, paura rabbia, gioia, piacere, timore, fastidio, disgusto e tutte le sfumature). Serve a giocare, ad amare, a imparare. Il MENTALE: razionale, fredda, tende alla distanza, arrogante, convinta di sapere, stanca perché si prende la responsabilità. Amore idealizzante (filia). corteccia: mente, mondo razionale scollegato da quello emotivorompe i coglioni Neopalio-corteccia: immagini, pensieri, ricordi, associazioni, cognitivo. LaCOSCIENZA: LOBO FRONTALE, Più RECENTE, è L’IO (amore autentico). Interiorizza mamma e papà, amici, diventa madre e padre di se stesso. E’ difficile realizzare l’autocontenimento perché la coscienza ha più potere e responsabilità ma ha meno forza degli altri cervelli. media i conflitti e ha responsabilità

Il vero re è l’ultimo dei servi, uno saggio che usa i suoi poteri per dare soddisfazione al popolo. Il Re merda usa il suo potere e lo sfrutta. Ma né la mente né la coscienza sanno qual è la strada; è la bambina, il cuore. Dove va lo decide la coscienza ma su indicazione della bambina, purchè il bambino interno non sia un tiranno. La coscienza ha il difficile ruolo di essere madre e padre dell’organismo e di assumersi la responsabilità, di proteggere e dare direzione. Io- Tu , cioè il vostro rapporto con mamma e papà e poi con gli altri può diventare Io-Me genitore di me stesso proprio come padre-figlio.


La maggior parte delle persone portano un problema con le cose o con le persone e non si rende conto che cose e persone attivano io-me (mondo interno).
Il primo passo è l’interiorizzazione del conflitto, cioè capire che per salvare l’istanza narcisistica ci facciamo del male nel mondo interno e che l’errore parte dalla coscienza e di quanto ha dato spazio ad uno dei tre cervelli(troppa prepotena e territorialità, troppo al bambino interno, o troppo al genitore interno).
MONDO INTERNO-IO/ME: rapporto tra coscienza e gli altri tre
MONDO DELLE COSE- IO/ME-LE COSE: lavoro, oggetti ecc.
MONDO DELLE PERSONE- IO/ME-IO-TU: c’è chi tratta gli altri come cose controllandole, seducendole, o scambiando IO/TU, che è sano
Elvis andava bene nel secondo e nel terzo ma visto che andava malissimo nel primo si può capire come gli ultimi due non nutrono il primo ma lo contengono, per questo quando cercate conferme all’esterno vi sentite coglione lo stesso, le cose e le persone non nutrono il rapporto con voi stesse.


5 ferite del bambino

La paura dell’abbandono- troppo limbico nell’adulto
Ci sarà una costante attenzione alla carenza, che porterà chi ne ha sofferto ad abbandonare il suo partner o i suoi progetti quando ancora è presto, per paura di essere loro stessi quelli che verranno abbandonati. È una sorta di “ti lascio prima che sia tu a lasciare me”, “nessuno mi appoggia, non posso sopportare tutto questo”, “se vai via, non tornare”.
Chi subisce l’abbandono (di solito dal genitore dell’altro sesso), indosserà la maschera del fuggitivo, come tentativo di ripristinare il proprio potere e volere. Parlerà in modo non incisivo per rimarcare la non presenza, non prenderà l’iniziativa.
MASCHERA:dipendente. Occhi: tristi. SGUARDO: magnetico. VOCABOLARIO: “assente”, “solo”, “non reggo”, “mi mangiano”, “mi stanno col fiato sul collo”.
CARATTERE: Vittima. Empatico. Bisogno di presenza, di attenzione soprattutto di sostegno. Difficoltà nel fare o nel decidere qualcosa da solo. Chiede consigli. Voce infantile. Difficoltà a sentirsi dire di no (ad accettare un rifiuto). Tristezza. Piange facilmente. Attira la pietà. Un giorno è allegro, un giorno è triste. Si aggrappa fisicamente agli altri.
MASSIMA PAURA: la solitudine.
Quando si attiva la ferita da ABBANDONO, indossi la maschera del dipendente. Essa ti fa diventare come un bambino piccolo che ha bisogno di attenzione, che la cerca piangendo, lamentandosi, o sottomettendosi a ciò che accade, in quanto credi di non potercela fare da solo.
Tale maschera ti fa fare l’impossibile per evitare di essere lasciato, o per ottenere maggiore attenzione. Può addirittura convincerti ad ammalarti, o a diventare vittima di vari problemi, pur di ottenere il supporto o il sostegno che cerchi.
Il dipendente ama fare l’indipendente e dire, a chi gli presta ascolto, quanto sta bene da solo, e che non ha bisogno di nessuno. La persona che soffre di abbandono alimenta la sua ferita ogni volta che si abbandona un progetto che le stava a cuore, ogni volta che si lascia andare, che non si occupa abbastanza di sé, che non si concede l’attenzione di cui ha bisogno. Fa paura agli altri aggrappandosi troppo a loro, e cosi facendo fa del suo meglio per perderli, trovandosi nuovamente sola. Fa soffrire molto il suo corpo, creandosi delle malattie allo scopo di attirare l’attenzione.

La ferita da ABBANDONO è in via di guarigione quando ti senti bene anche da solo, e cerchi meno l’attenzione altrui. La vita è meno drammatica. Hai sempre più voglia di cominciare progetti nuovi’ e puoi continuare anche se altri non ti appoggiano.

La paura del rifiuto
Essendo una ferita molto profonda, implica il rifiuto interiore. Con interiore ci riferiamo a ciò che abbiamo vissuto, ai nostri pensieri e ai nostri sentimenti. Quando appare, può influire su molteplici fattori, come il rifiuto dei genitori, della famiglia o di se stessi. Genera sentimenti di rifiuto, pensieri negativi, come quello di non essere desiderati e porta alla svalutazione di se stessi. La persona che soffre questa dolorosa esperienza sente di non meritare l’affetto né la comprensione di nessuno e si isola nel suo vuoto interiore per paura di essere rifiutato. È probabile che, se avete sofferto di questi problemi durante l’infanzia, sarete persone “sfuggenti”. Per questo motivo, è indispensabile lavorare sul proprio timore, sulle proprie paure interiori e sulle situazioni che generano panico.
Non sentirsi in diritto di esistere con il genitore dello stesso sesso.
MASCHERA: fuggitivo. Occhi con un’espressione di paura, o con l’impressione che ci sia una maschera intorno agli occhi. VOCABOLARIO: “una nullità, niente, inesistente, scomparire”.
CARATTERE: distaccato dalle cose materiali, perfezionista, intellettuale, passa attraverso fasi di grande amore alternate a odio profondo. Non crede di aver il diritto di esistere; dificoltà sessuali. Si crede uno assoluto, senza valore. Cerca la solitudine; evanescente, ha la capacità di rendersi invisibile. Trova vari modi per fuggire; facilmente si esilia sul piano astrale. Si crede incompreso; difficoltà nel lasciar vivere il proprio bambino interiore.
MASSIMA PAURA: il panico. Predisposto all’anoressia. Il fuggitivo ha una voce spenta, debole;
Il fuggitivo non ama particolarmente la danza. Quando balla, si muove poco, in modo evanescente, per non farsi notare. Ciò che ne emana, è un “non guardatemi troppo”;
Quando si attiva la ferita da RIFIUTO, indossi la maschera del fuggitivo. Questo fa sì che tu voglia fuggire dalla situazione o dalla persona che credi responsabile del rifiuto, per paura di essere colto dal panico e sentirti impotente. Tale maschera può anche convincerti a diventare il più possibile invisibile, ritirandoti in te stesso, non dicendo o non facendo nulla che possa far sì che tu sia maggiormente respinto dall’altro. Questa maschera ti fa credere di non essere abbastanza importante per prendere il tuo posto, di non avere diritto ad esistere come tutti gli altri.
Il fuggitivo si dà ad intendere che si occupa di sé e degli altri, per non sentire i vari rifiuti vissuti. La persona che soffre per il rifiuto alimenta la propria ferita ogni volta che si dà dell’ incompetente, del buono e nulla, che pensa di essere del tutto inutile nella vita altrui, ed ogni volta che fugge via da una situazione.

La ferita da RIFIUTO è in via di guarigione quando prendi sempre di più il posto che ti compete, quando osi affermare te stesso. Inoltre, se qualcuno pare dimenticare che esisti, riesci ad essere comunque a tuo agio. Ti accadono molto meno situazioni in cui temi di essere colto dal panico.

L’umiliazione
Questa ferita si genera quando in diversi momenti sentiamo che gli altri disapprovano ciò che facciamo e ci criticano. Potreste anche generare questo problema nei vostri figli dicendo loro che sono maleducati, pesanti e cattivi, così come se esponete i loro problemi davanti agli altri: questo distrugge l’autostima infantile.
In questo modo, il tipo di personalità che si genera con frequenza è una personalità dipendente. Potreste aver assunto un atteggiamento da “tiranni” ed egoisti come meccanismo di difesa, e potreste arrivare ad umiliare gli altri come scudo per proteggere voi stessi. Se avete vissuto queste esperienze, dovrete lavorare sulla vostra indipendenza, sulla vostra libertà, sulla comprensione delle vostre necessità e dei vostri timori, così come sulle vostre priorità.
Tra il primo e il terzo anno, con il genitore che si è occupato dello sviluppo fisico. Di solito è la madre. Mancanza di libertà. Sentirsi umiliato dal controllo di questo genitore.
MASCHERA: masochista. Occhi: spalancati e innocenti. VOCABOLARIO: “essere degno, indegno.
CARATTERE: spesso si vergogna di sé e degli altri o ha paura che gli altri si vergognino di lui. Conosce le proprie necessità ma non le ascolta. Si fa carico di troppe cose. Mantiene il controllo su tutto per evitare la vergogna. Si crede infimo rispetto agli altri. Empatico. Fa del suo meglio per non essere libero, in quanto “essere libero” significa “illimitato”. Se è senza limiti, ha paura di straripare. Gioca a fare la mamma. Ipersesibile. Punisce se stesso, credendo di punire l’altro. Vuol essere degno. Prova un senso di disgusto.Prova vergogna sul piano sessuale, ma è sensuale,e non ascolta i propri bisogni sessuali. Compensa e si gratifica con il cibo.
MASSIMA PAURA: la libertà.
Quando si riattiva la ferita da UMILIAZIONE , indossi la maschera del masochista. Questa ti fa dimenticare i tuoi bisogni così da pensare soltanto a quelli altrui e diventare una brava persona, generosa, sempre pronta a rendersi utile, anche al di là dei tuoi stessi limiti.
Fai in modo di caricarti sulle spalle responsabilità e impegni di gente che pare avere difficoltà nel rispettare ciò che deve fare, e questo ancor prima che te lo chiedano. Fai del tuo meglio per renderti utile, sempre per non sentirti umiliato, sminuito. Così facendo fai in modo di non essere libero, cosa che sarebbe così importante per te. E’ bravissimo a dire e a pensare che va tutto bene, e a trovare scusa per situazioni o persone che l’hanno umiliato.
Chi soffre di umiliazione alimenta la propria ferita ogni volta che si sminuisce, che si paragona agli altri sminuendosi. Si umilia indossando abiti che non gli stanno bene, e sporcandoli. Fa soffrire il corpo dandogli troppo cibo da digerire e da assimilare. Si fa soffrire assumendosi responsabilità altrui, il che lo priva della sua libertà e del tempo da decidere a se stesso.

La ferita da UMILIAZIONE è in via di guarigione quando ti concedi il tempo di verificare le tue necessità prima di dire di sì agli altri. Ti fai carico di molte meno cose, ti senti più libero. Smetti di creare dei limiti per te stesso. Sei anche capace di fare domande senza sentirti uno che disturba, se non addirittura un rompiscatole.

Il tradimento e la paura di fidarsi
Questi sentimenti sorgono quando un bambino si è sentito tradito, specialmente da uno dei suoi genitori, che non ha rispettato le promesse fatte. Questo fa sì che la sfiducia che deriva da questo problema, possa trasformarsi in invidia e in altri sentimenti negativi, come la sensazione di non meritare le cose promesse o ciò che gli altri hanno.
Aver sofferto di questi problemi durante l’infanzia crea persone sospettose e che vogliono sempre tenersi tutto stretto. Se durante la vostra infanzia avete sofferto una situazione simile, è probabile che avvertiate la necessità di esercitare un certo controllo sugli altri, che si giustifica solitamente con un carattere forte. Queste persone confermano i loro errori per il modo in cui agiscono. Hanno bisogno di lavorare sulla pazienza, sulla tolleranza e sul saper vivere, ad affidare le responsabilità.
fra i due e i quattro anni di età, con il genitore di sesso opposto. Violazione della fiducia o aspettative non corrisposte nella connessione amore/sessuale. Manipolazione.
MASCHERA: controllore. CORPO: esibisce forza e potere. SGUARDO: Intenso e seducente. Coglie tutto in un’occhiata. VOCABOLARIO: “hai capito lasciami fare da solo, lo sapevo, fidati di me, non mi fido di lui”.
CARATTERE: si crede molto responsabile e forte. Si sforza di mantenere gli impegni oppure non mantiene le promesse per vendicarsi, ha molte aspettative. Sbalzi d’umore. Convinto di aver ragione, cerca di convincere l’altro. Impaziente, intollerente, comprende e agisce rapidamente. Dà ottime prestazioni per farsi notare. Si confida con difficoltà. Non mostra la propria vulnerabilità..
MASSIMA PAURA: dissociazione, separazione, rinnegamento. E’ in grado di controllarsi quand’è occupato, ma poi perde il controllo. Il controllore ha una voce forte, che si sente da lontano. Il controllore prende molto spazio.
Quando vivi la ferita da TRADIMENTO, indossi la maschera del controllore che ti fa diventare diffidente, scettico, in guardia, autoritario e intollerante, a causa delle tue aspettative. Fai di tutto per mostrare di essere una persona forte, soprattutto che non si lasciano influenzare dagli altri.
Questa maschera ti fa fare cose incredibili pur di evitare di perdere la tua reputazione, dimentichi i tuoi bisogni, e fai quello che fai perché gli altri ti pensino affidabile. Il controllore è convinto non aver paura di nessuno. Si punisce facendo tutto da solo, perché non ha fiducia negli altri e non delega nulla

La ferita da TRADIMENTO è in via di guarigione quando non vivi più tante emozioni nel momento in cui qualcuno o qualcosa disturba i tuoi piani. Molli la presa più facilmente. Preciso che mollare la presa significa smettere di restare aggrappati ai risultati, smettere di volere che tutto avvenga secondo i nostri piani. Quando sei molto fiero di te in seguito a una tua impresa, puoi essere a tuo agio anche senza il riconoscimento altrui.

L’ingiustizia
Ha origine nei contesti in cui le persone che si occupano dei bambini sono fredde ed autoritarie. Durante l’infanzia, le esigenze esagerate e che passano i limiti generano sentimenti di inefficienza e di inutilità, tanto quando si è bambini come quando si è adulti. La conseguenza diretta sulla condotta di chi ne ha sofferto sarà la rigidità, poiché queste persone cercheranno di essere molto importanti. È probabile, inoltre, che si sia creato un fanatismo per l’ordine e per il perfezionismo, così come l’incapacità di essere sicuri sulle decisioni che si prenderanno.
tra i quattro e i sei anni di età, con il genitore dello stesso sesso. Dover fornire prestazioni elevante ed essere perfetto. Blocco dell’individualità
MASCHERA: rigido. CORPO: diritto, rigido e più perfetto possibile. Ben proporzionato. SGUARDO: luminoso e vivace. VOCABOLARIO: “nessun problema sempre/mai, benissimo, , esattamente, sicuramente, d’accordo?”
CARATTERE: perfezionista, taglia i ponti con il suo sentire. Incrocia spesso le braccia. Dà prestazioni che mirano alla perfezione. Vivace, dinamico. Si giustifica molto. Ha difficoltà a chiedere aiuto. Può ridere per niente, per nascondere la sua sensibilità. Tono di voce secco e rigido.
Difficoltà nel concedersi ciò che gli fa piacere senza poi sentirsi colpevole. Non rispetta i propri limiti, chiede troppo a se stesso. Si tiene sotto controllo. Ama l’ordine. Raramente si ammala, è duro nei confronti del proprio corpo. Collerico. MASSIMA PAURA: la freddezza.
Quando è attivata la ferita da INGIUSTIZIA, indossi la maschera del rigido, che fa di te una persona fredda, nel tono quanto nei movimenti. Proprio come il tuo atteggiamento, anche il corpo si irrigidisce. Questa maschera ti fa diventare anche un gran perfezionista, e ti fa vivere tanta collere, impazienza, critica, intolleranza nei confronti di te stesso.
Sei molto esigente, e non rispetti i tuoi limiti. Ogni volta che ti tieni sotto controllo, che ti trattieni o che sei duro nei confronti di te stesso, è segno che hai messo la maschera del rigido.
Chi soffre di ingiustizia alimenta questa ferita diventando troppo esigente nei propri confronti.
Non rispetta i propri limiti, e si impone molto stress. E’ ingiusto con se stesso perché si critica, e ha difficoltà a vedere le proprie qualità positive e le buone cose che fa. Soffre quando vede soltanto ciò che non è stato fatto, oppure soltanto l’errore commesso. Si fa soffrire avendo difficoltà nel concedersi ciò che gli fa piacere.

La ferita da INGIUSTIZIA è in via di guarigione quando ti permetti di essere meno perfezionista, di fare errori senza entrare in collera o avere un senso di critica. Ti permetti di mostrare la tua sensibilità, di piangere davanti agli altri, senza perdere il controllo e senza paura del giudizio altrui.

  1. la ferita del rifiuto e la corrispettiva maschera da fuggitivo
  2. la ferita d’abbandono e la maschera da dipendente
  3. la ferita dell’umiliazione con la corrispondente maschera da masochista
  4. la ferita del tradimento e la maschera del controllo
  5. la ferita dell’ingiustizia e la maschera del rigido.

 

Le 5 ferite e come guarirle di Lise Bourbeau