Se una tigre entrasse in questa stanza proverei paura, ma se ho paura nel sogno vedo una tigre (Borges, il libro dei sogni)

Aristotele è stato il primo a dire che sognano anche gli animali quindi i sogni non possono venire dagli Dei perché gli Dei comunicano solo con gli uomini per cui i sogni vengono dall’interno; Sono messaggi interni dell’organismo, prima visione vicina a quella contemporanea. I sogni avvertono l’individuo di aspetti di sé.

Freud diceva che i sogni fossero la via regia all’Inconscio, che erano una scatola nera, soddisfazione di cose allucinatorie che in stato di coscienza non potevano essere soddisfatti (sputare, uccidere, ecc…).

Jung invece ha sottolineato un duplice aspetto, una funzione per regolare i bisogni ed una prospettica, una possibilità di costruire progetti per il futuro, di mostrare un’idea di sviluppo. Poi li derivava dagli archetipi sia individuali sia collettivi.

Per la Gestalt sono la via regia per l’integrazione di parti di sé non riconosciute. Quello a cui non abbiamo potuto prestare attenzione può ritornare, torna. 

Per me possono essere anche delle fonti di ispirazione o messaggi perché credo nella parte spirituale ed anche che noi siamo qualcosa di più. In ogni caso a livello neurofisiologico parlano con un linguaggio non digitale, comprensibile, perché non ce n’è bisogno durante il sonno e la coscienza dorme; eppure il corpo no, si riposa ma non dorme, infatti ci muoviamo, le palpebre, movimenti ecc. e sono un ‘esperienza. (Sergio Mazzei)

Lavorare sui sogni significa lavorare sui problemi incontrati di notte esattamente come un’esperienza avuta in stato di veglia. Bisogno lavorare con il proprio modo di vedersi, anche se è scomodo. Sognano anche i feti dal sesto mese in poi.

«Dato che il nostro scopo è quello di fare di ognuno di noi una persona sana, il che significa una persona integrata senza conflitti, quel che dobbiamo fare è rimettere insieme i vari frammenti del sogno. Dobbiamo riappropriarci di queste parti proiettate e frammentate della nostra personalità, e riappropriarci del potenziale nascosto che compare nel sogno».
(Perls F., "La terapia gestaltica parola per parola", pag. 76)

Il sogno è perciò un messaggio esistenziale circa quello che manca nella nostra vita, quello che evitiamo di fare e di vivere e quelle parti di noi che abbiamo alienato e che costituiscono ora dei "buchi di personalità".

Tecniche:

1) Metterli in scena o recitare le diverse parti del sé per integrarle ed essere più consapevoli;

2)Tutte le parti del sogno sono parti di noi ma esistono delle figure più pregnanti di altre, i simboli, e come con le metafore di dialogo è tra l’oggetto del sogno è il sé (macchina rotta: vorrei una revisione)

3) Col corpo: notare come viene raccontato col corpo perché dice cose che voi non dite perché non lo avete registrato (es. pizzeria vs. uno in pizzeria mi stava antipatico).

4) Perché? Perché hai scelto di sognare questo? Perché hai visto la negatività e non la sua positività? Se c’è la forza perché non c’è le debolezza? Dove hai messo l’altro lato?

5) Ok, come sei vestito? Come sei seduto? Cosa c’è fuori? Aumentare i dettagli… questo attiva delle emozioni. Respira un po’ di più e vedi che immagini arrivano.

6) Sembra che non ci sia niente da fare ma invece ad esempio puoi cambiare il finale perché è parte di un processo.

 

«Ogni parte del sogno sei tu, è una tua proiezione, e se ci sono lati incongruenti, lati contraddittori, e tu li usi in modo da farli entrare in conflitto, questo non è altro che l'eterno gioco del conflitto, il gioco dell'autotortura».
(Perls F., "La terapia gestaltica parola per parola", pagg. 78-79)